[Listatae] L'assemblea di Ctm-Altroconsumo respinge l'accordo finanziario con Banca Prossima
Riccardo Troisi
riccardotroisi at tin.it
Mon Jun 16 19:06:00 CEST 2008
IL CASO L'assemblea di Ctm-Altroconsumo respinge l'accordo finanziario con
Banca Prossima
L'etica delle Botteghe
Galapagos
Alcuni anni fa la discussione era stata sulla possibilità di vendita di
prodotti del commercio equo e solidale nella grande distribuzione
organizzata. Alla fine, per il bene dei produttori, fu tacitamente deciso -
turandosi il naso, che per fare massa critica questi prodotti potessero
essere venduti anche nei super e negli ipermercati. La storia oggi si ripete
ed è ancora più «rognosa». Il problema è: può il commercio equo e solidale
accettare soldi (in prestito, neanche a dirlo) di una banca che finanzia le
esportazioni di armi?
Partiamo dall'inizio. A settembre il consiglio di amministrazione di
Ctm-Altroconsumo sigla un accordo con Banca Prossima per finanziare le
singole botteghe del commercio equo e solidale. Ctm non è una cosa da poco:
fondata nel dicembre 1988 come cooperativa, oggi è un consorzio che pesa
parecchio ed è la maggiore organizzazione del commercio equo e solidale in
Italia e la seconda a livello mondiale. E' composto da 130 associazioni e
cooperative che gestiscono 350 botteghe del mondo in Italia e 3 all'estero.
La Banca Prossima, invece, ha un peccato originale difficilmente
cancellabile: è controllata da Intesa-San Paolo che, alla faccia dei santi,
è una delle banche italiane più impegnate nel commercio di armi, anche se ha
promesso un progressivo disimpegno. L'accordo viene giudicato tecnicamente
un buon accordo e prevede, tra l'altro, la concessione di fidi senza
garanzia. Ma le «banche armate» non piacciono ai soci: rappresentano quella
finanza classica contro la quale - da sempre - si batte il commercio equo e
solidale. Insomma, i soldi sporchi di sangue alle «botteghe» non piacciono.
A questo punto si apre un grande dibattito all'interno dell'organizzazione.
Un dibattito aspro, con contestazioni ai dirigenti, dibattiti accesi e
boicottaggi (a Firenze). Un gruppo di nove tra Cooperative e Associazioni
(prima firmataria la «Bandiera Florìda - Coop Acli di S. Gaetano di Mirano)
spedisce a tutte le botteghe un documento che contesta nel merito e nel
metodo l'accordo. In particolare (dopo aver ricordato l'attività di Banca
Prossima, che opera nel settore della finanza etica) e della controllante
Intesa-San Paolo (finanza classica) sostiene: «non crediamo coerente e
peraltro da appoggiare una banca che opera con due propri istituti in ambiti
e per fini così diversi, anche perché e servizi e i tassi favorevoli che ci
verrebbero offerti da Banca Prossima sono resi possibili dalla speculazione
finanziaria».
Ma nel documento si afferma anche: «Ci domandiamo se l'obiettivo di
ricercare uno strumento per la sostenibilità delle botteghe vale il rischio
di perdita di credibilità per tutto il movimento del Commercio equo e
solidale». Di più: «L'accordo offre a Intesa San Paolo la possibilità di
presentarsi all'esterno con una immagine etica della banca» grazie alla
credibilità del Consorzio.
Sul sito della Bandera Florìda di Mirano cominciano ad arrivare decine di
interventi. La stragrande maggioranza è contro l'accordo e appoggia il
documento diffuso in rete dai «contestatori». La richiesta più diffusa è che
sia una assemblea del Consorzio a decidere se ratificare l'accordo. «dato
l'argomento, non solo tecnico, ma anche politico e il malcontento diffuso
che si era manifesto, abbiamo ritenuto corretto rimettere la decisione in
mano ai soci», annuncia Chiara Bonati che presiede il Consorzio. Insomma
sarà l'assemblea dei soci a decidere. E sabato 7 giugno l'assemblea dice di
no all'accordo con una maggioranza del 69%.
«Era un accordo che poteva essere d'aiuto per molti soci», sostiene
Giampiero Girardi, presidente della cooperativa Mandacarù di Trento, che ha
votato a favore alla convenzione con Banca Prossima. La motivazione? «Ctm
avrebbe assunto un ruolo di mediazione e garanzia. Mentre gli amministratori
delle singole cooperative non avrebbero più dovuto garantire di persona. E
non è cosa da poco». A questo punto l'accordo è saltato. In verità non è mai
diventato operativo, visto che da settembre nessun socio ha inoltrato
richieste di finanziamento.
Ma ora che succede? Quali saranno le fonti di finanziamento? Secondo Girardi
«oggi figurano crediti del Consorzio verso i soci che sfiorano i 3 milioni»
e ci sono molti soci morosi. Insomma, una situazione non facile. La
soluzione probabilmente sarebbe in un intervento molto più ampio della Banca
Etica. Quello che invece sicuro è che l'etica questa volta ha avuto la
meglio sulla finanza.
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